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RACCONTI DI VITA

Sono nato in un piccolo paese della campagna veneta con poco pi√Ļ¬†di 1.500 abitanti che si conoscevano tutti non per cognome ma per soprannome. Uno veniva chiamato¬†con il ¬†cognome solo in alcune¬†occasioni che erano per lo pi√Ļ: l'appello¬†che¬†la maestra faceva in classe, la prima comunione, la cresima e¬†quando si sposava.¬† Nella vita di tutti giorni invece¬†era¬†il soprannome che lo contraddistingueva.

1955 - I miei primi passi

1955 - Comincio a muovere i primi passi

Il mio, o meglio quella della mia famiglia, era "Mezzadro". Questo derivava dal fatto che mio nonno paterno era un "mezzadro" ovvero viveva in una fattoria,  non di sua propreità, e l'affitto lo pagava conferendo al padrone la metà di tutti i prodotti che la terra produceva. Da piccolo ero talmente abituato a chiamare le persone con il loro soprannome che una volta durante le prove della prima comunione, quando il  prete mi chiese chi era il mio padrino, gli risposi facendo riferimento al soprannome dal momento che non conoscevo il suo vero cognome. Solo quando tornai a casa e lo chiesi ai miei genitori scopri il  vero cognome del mio padrino! Tuttora quando incontro qualche anziano del paese dove sono nato mi chiamano  ancora "Mezzadro"! E' un mondo antico che sopravviive ancora.

1960 - Foto Prima Elementare

1960 - Inizia la scuola

Ho passato la mia giovinezza¬†uscendo raramente¬†dai confini del mio paese, come tanti in quegli anni. La vita era scandita dalle stagioni, dalla scuola e dalla feste di paese che erano un momento di aggregazione per tutta la comunit√†.¬† Delle elementari mi ricordo la severit√† dei maestri che non esitavano a bacchettarci le mani¬† quando¬†ci comportavamo male e nessuno osava poi dirlo a casa perch√® sapeva che ne avrebbe prese delle altre ... ma sulle gambe e avrebbero fatto molto pi√Ļ male.

A quei¬†tempi la¬†dottrina era un appuntamento fisso di tutte le domeniche pomeriggio e guai a chi mancava.¬†¬†Le maestre di dottirna esercitavano il loro potere "spirituale" facendotici imparare a memoria tutto un libretto zeppo di preghiere, comandamenti, virt√Ļ teologali, vizi capitali¬† e quant'altro la "Santa¬†Madre Chiesa" riteneva importante per la "salvezza" di noi piccoli "peccatori". Naturalmente¬†le classi erano divise in maschili e femminili e guai a metterci insieme.

Una domenica¬†¬†di fine primavera la mia classe di dottrina,¬†la¬†5a, era particolarmente frizzante: scherzavamo fra di noi e non ascoltavamo la maestra. Questa, innervosita and√≤ a chiamare il¬† "temuto" parroco¬†Don Luigi che aveva due mani¬†grande e grosse come Primo Carnera. Il "Curato" di campagna entr√≤ in classe urlando e dopo averci fatto alzare tutti in piedi¬† e averci messo in fila comici√≤ a¬†darci delle sberle micidiali in faccia. Io ero l'ultimo della fila , osservavo attonito i miei amici che vedevo "cadere"¬†¬†uno dopo l'altro sotto le sberle tirate di dritto o di rovescio¬†dell'Apostolo del Signore don Luigi Gasparri (il suo nome √® rimasto impresso per sempre sulla¬†mia guancia sinistra), chi provava a difendersi veniva dissuaso verbalmente dal "Curato" e invece di una sberla ne prendeva due. Dentro mi me¬†contavo alla rovescia -10,-9,...--3,-2,- 1 ... era arrivato il mio turno, per prepararmi¬† cercai di irrigiidire il collo e, tenendo le braccia aderenti al tronco, attesi ¬†la¬†punizione¬†del ¬†"Messaggero del Signore" che per mia fortuna, nel dare la buona novella alle sue pecorelle smarrite, si era stancato e quindi , pur colpendomi di rovescio, non mi fece molto male. Ho tenuto sulla guancia destra per qualche ora le impronte digitali di don Luigi Gasparri consolandomi con il fatto che gli altri la "buona novella" se la sono¬†tenuta sulle guance ¬†per molto di pi√Ļ. Naturalmente nessuno di noi¬† disse nulla ¬†ai genitori¬†¬†altrimenti¬† da buoni cristiani avremmo dovuto porgere anche l'altra guancia e non era il caso.

Ho raccontato questi fatti per dire come una volta  fosse naturale prenderle dagli "educatori" senza sollevare polveroni come ora avviene, era il prezzo che ciascuno di noi pagava per diventare grande.

1963 - La mia Prima Comunione

1963 - La mia Prima Comunione

Il periodo pi√Ļ bello dell'anno era, come per tutti i ragazzini, quello¬†delle vacanze estive che iniziavano il 13 giugno e finivano il 30 settembre. Mi ricordo che per tutti le vacanze, escluse le domeniche, camminavo sempre¬†a piedi sclazi, ogni tanto "foravo" ma questo non mi impediva di continuare a farlo¬† perch√® questo mi faceva sentire libero¬† e in contatto diretto con la "Madre" terra. Da piccolo di scarpe ne ho consumate davvero poche.

I momenti clou dell'estate erano la mietitura del grano, la raccolta del grano turco e la vendemmia.

La mietitura si componeva di due fasi : la falciatura del frumento sul campo e la trebbiatura che avveniva nell'aia della fattoria dove il "mostro di legno e ferro" (la trebbia) mangiava le messi e separava la paglia dal grano. Noi bambini guardavamo estasiati  quel "mostro"  collegato con un'enorme cinghia ad un trattore, quasi sempre un vecchio Landini,  che trasmetteva il movimento alle decine di pulegge  della trebbia. Tutto questo  in mezzo ad una polvere micidiale. Noi bambini giocavamo sul pagliaio improvvisandoci scalatori.  Arrivati in cima ci tuffavamo sui mucchi di  paglia sparsa attorno al pagliaio. Ci riempivavamo di polvere e non vi dico quanto ci si grattava. Alla sera mia madre mi infilava dentro ad un piccolo tino pieno di acqua che si era scaldata al sole durante il giorno. A quei tempi eravamo già ecologici e a "emissioni zero".

Anche la raccolta delle pannocchie avveniva in due tempi: prima si staccavano dalle piante le pannocchie e si trasportavano sull'aia con il carretto trainato da un cavallo e poi di sera ,sotto la luce fioca delle lampade, tutti i vicini¬†e i parenti si ritrovavamo sull'aia a togleire le foglie delle pannocchie. Per noi bambini era come andare a teatro,¬†ascoltavamo i racconti degli adulti¬†, le loro storie di vita, le favole che ci raccontavano per farci paura. Spesso giocavamo a nascondino e naturalemnte i pi√Ļ piccoli perdevano sempre... ma prima o poi sarebbero cresciuti anche loro.

Mentre¬†nella trebbiatura¬†del grano e nella raccolta delle pannocchie noi bambini non venivamo coinvolti nel¬† lavoro, nella vendemmia dovevamo lavorare, il nostro compito era quello di raccogliere i grappoli d'uva pi√Ļ bassi¬†. Poi partecipavamo alla pigiatura dell'uva¬†con¬†i piedi, era la parte pi√Ļ bella della vendemmia, non vi dico quanto ci sporcavamo, spesso ci scappava qualche sberla¬†dai nonni o dai genitori. I piedi e le mani ci rimanevano scure per qualche giorni ed a scuola si vedeva chi aveva vendemmiato.

Quando si √® piccoli¬†¬†gli ¬†anni passano lentamente, mi ricordo che un anno era¬† veramente infinito¬†anche perch√® nessuno aveva l'orologio per contare le¬†ore,¬†per averene uno bisgognava aspettare la Cresima quando il Padrino te lo regalava. Mi ricordo che durante la cerimonia della Cresima noi ragazzini guardavamo pi√Ļ l'orologio che l'altare!

1965 - Foto ricordo della quinta elementare

1965 - Quinta Elementare

Finite le elementari sono andato a fare le medie nella cittadina vicina al mio piccolo paese di campagna dal nome infinito e¬†cos√¨ a¬†12 anni¬†incominciai¬† a fare il pendolare, partivo in corriera¬†alle ¬†7,20 e ritornavo alle 13,45. All'inizio cambiare amici e abitudini √® stata dura, non conoscevo nessuno. Sentivo parlare i miei amici in italiano¬†anche¬†al di fuori della scuola. ¬†La cosa mi faceva sentire un p√≤ a disagio, allora¬† le uniche famiglie che parlavano italiano erano quelle pi√Ļ in alto nella "scala sociale"¬†¬†ovvero i medici, gli avvocati¬†, gli insegnanti o gli industriali.¬†I miei genitori non appartenevano a nessuna di di queste "caste" ma mi avevano educato comunque¬†bene e io gli ho sempre stimati¬†molto¬† perch√® non mi hanno mai fatto mancare nulla ma soprattutto perch√® mi¬†avevano trasmesso¬†dei veri valori che ancora mi porto dentro e¬†che¬†hanno le loro radici nella¬†Cultura Contadina a cui mi sono sempre sentito di appartenere.

Finite le medie mio padre ha voluto che facessi il liceo scientifico, io avrei voluto fare il perito elettrotecnico, mi piaceva molto la tecnologia e le cose pratiche. Spesso facevo degli "esperimenti" con la corrente e non vi dico quante volte ho fatto saltare le "valvole elettriche" di casa ma anche quelle di mio padre!

A¬†mano a mano che proseguivo il liceo mi sono reso conto che mio padre aveva fatto bene a¬†farmi fare quella scuola e anche se non glielo mai detto lo ringrazio di questa "costrizione".¬† Mi piaceva molto studiare il latino, la matematica, la fisica,la chimica e l'inglese materie in cui eccellevo, cosi non potevo dire dell'italiano dove a mala pena arrivavo al 6 in scritto.¬†La realt√†¬†√® che odiavo la professoressa di italiano¬†che¬†contestava sempre i contenuti dei temi, una volta diceva che andavo fuori tema un'altra che non condivideva quello sche scrivevo, in definitiva io non sapevo pi√Ļ cosa scrivere sui quei maledetti fogli protocolli per farle piacere ed arrivare al 6! Ho odiato per anni quella "bastarda" di cui ricordo ancora il nome si chiamava Lizzi. In realt√† a me piaceva e piace ancora molto scrivere le "cose della vita" ma quella professoressa √® riuscita a farmi odiare la penna ed il foglio bianco.

Finito il liceo non ho avuto dubbi su che facoltà fare all'università, già in terza liceo avevo deciso che avrei fatto Fisica. Mio padre avrebbe voluto che facessi Medicina, ma questa volta non ho seguito i suoi "voleri" , ero sufficentemente grande per decidere in autonomia e cosi ho fatto. E' stata dura ma sono riuscito a laurearmi in Fiisica con 99 su 110. Ho scelto la specializzazione in elettronica a quei tempi già si capiva il nucleare in Italia non avrebbe molto preso piede.

Appena laureato ho trovato subito lavoro nell'informatica prima all'Alfa Romeo come programmatore e poi in una sofware house come analista-progammatore EDP e poi capo progetto.

1983 - Il mio Matrimonio

1983 - Il mio Matrimonio con Rosella

A 29 anni mi sono sposato, volevo costruire il mio futuro autonomanente. Il lavoro che favevo mi piaceva, giravo molto l'Italia ma cominciava a pesarmi lo stare davanti ad un computer a fare programmi o procedure informatiche. Dentro di me sentivo che il mio futuro era fare il commerciale e dopo una notte insonne ho deciso di approfittare di una opportunità che mi si era presentata. Non nascondo che all'inizo ho passato mesi di ansia, la mia retribuzione era legata anche a quello che vendevo e questo mi preoccupava. Un nuovo lavoro preoccupa sempre soprattutto quando fai un'attivià che non conosci e quindi devi cominciare da zero. Il mio spirito di avventura e la naturalezza nei rapporti interpersonali mi hanno aiutato molto per cui ben presto mi sono trovato a mio agio. Il settore commerciale in cui operavo è stato prima quello informatico e poi quello delle telecomunicazioni. Ma da alcuni anni sono passato alla vendita di servizi di manutenzione degli immobili. Cambiare fa bene.

in quasi 30 anni ho cambiato molte aziende, non sono mai stato legato al "posto fisso",¬†dopo qualche anno sentivo il bisogno di¬† andare via, come si sa l'erba del vicino √® sempre pi√Ļ verde. Qualche volta √® andata bene e qualche¬†altra √® andata male ma non ho mai avuto rimpianti o rimorsi per quello che ho fatto. Ho¬† seguito come si dice il mio destino e la¬†"strada"¬† che questo mi mostrava di volta in volta. Il mio motto √® sempre stato: fai il tuo dovere e fallo sempre al meglio delle tue capacit√† e lascia comunque un buon ricordo di te!

Quando mi sono trovato davanti ad un bivio e dovevo decidere ascoltavo prima la testa e poi il cuore ma nel dubbio seguivo sempre il cuore!

1990 - i miei primi due figli

1990 - I miei primi due figlii

2001 - il mio terzo figlio

 

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